Comportamento di Tipo B

-Competitività selettiva e proporzionata alla reale importanza degli obiettivi da raggiungere.
-Aggressività “fisica” indotta da stimoli adeguatamente frustranti. Aggressività di base ridotta.
-Capacità di adeguarsi e di tollerare la diversità degli altri ed i loro differenti ritmi.
-Rilassamento muscolare, discorso tranquillo, vigilanza “fasica” facilità di rilassamento
-Tendenza a proporzionare le cose da fare e da ottenere in rapporto al tempo disponibile.
-Ridotta importanza dell’avere costantemente il controllo in tutte le situazioni.
-Relativa indifferenza al consumo e all’acquisizione di cose inutili.
-Fumo e alcool molto limitati.
-Attività fisica.
-Interessi alternativi al lavoro.
-Alimentazione controllata.

Le persone che posseggono le caratteristiche del Tipo A sono anche quelle che risentono in misura maggiore dello stress lavorativo.

Infatti le pressioni lavorative, le scadenze, il sovraccarico, le difficoltà con i colleghi, le richieste lavorative a cui è difficile rispondere possono incidere profondamente sui modi con cui una persona percepisce e considera il proprio lavoro. Sentirsi sotto grave tensione costituisce un esito negativo, mentre sentirsi sfidati e in grado di rispondere a tali sfide rappresenta un risultato positivo. In altre parole, l’impatto degli stressors lavorativi e la risposta personale risultano modulati da come la persona stessa percepisce i fattori di stress. Non è semplice giudicare il concreto impatto dello stress nelle situazioni lavorative, tuttavia alcune stime suggeriscono che circa la metà dei giorni lavorativi persi negli Stati Uniti per assenteismo risultano collegati a stati di stress (Elkin e Rosch, 1990). Le caratteristiche del lavoro che sono più facilmente associate con lo stato di stress sono:

  • Il rumore eccessivo, che rende molto più difficile la concentrazione e la comunicazione con i colleghi.
  • Il sovraccarico lavorativo. Un numero di ore lavorative superiore alle 40 ore settimanali.
  • La mancanza del tempo indispensabile per svolgere un compito. Dover quindi lavorare in fretta e in modo poco preciso.
  • La scarsa varietà delle attività. Svolgere sempre le stesse mansioni.
  • La monotonia delle attività svolte. Le attività vengono eseguite in modo meccanico e senza partecipazione.
  • L’insufficienza o la mancanza di un riconoscimento o di una ricompensa per una buona prestazione.
  • L’assenza di discrezionalità e di controllo. Quando non è possibile controllare in modo diretto i propri compiti e viene a mancare la possibilità di poterli svolgere nella maniera che si desidera.
  • La presenza di eccessive responsabilità.
  • L’ambiguità di ruolo. Mancanza di informazioni chiare a proposito delle condotte lavorative da adottare e imprevedibilità delle conseguenze delle proprie attività.
  • Il conflitto con i colleghi o con i superiori. Mancanza di accordo con i colleghi di lavoro circa le procedure lavorative e interferenze di ruolo.
  • L’insoddisfazione, la mancanza di realizzazione personale. Quando manca, per esempio, la certezza di un lavoro stabile o la possibilità di avanzamento professionale. Oppure non è possibile esprimere il proprio talento e le proprie capacità.
  • L’essere oggetto di pregiudizi, minacce, vessazioni. Queste situazioni portano a ciò che viene definito “mobbing“.

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